La paura mette paura: il timore delle macchine potrebbe essere cioè il principale freno al loro sviluppo e “cobot” diventa pertanto la parola d’ordine. Non solo l’intelligenza artificiale di là da venire è fonte di timore ma lo sono anche macchine che possano rubarci il posto perché funzionano troppo bene o macchine che rischino di farci del male perché non funzionano abbastanza bene.

I robot collaborativi che non richiedono protezione e sono facilmente programmabili sono dunque la soluzione per fare in modo che anche le pmi riescano ad utilizzarli senza bisogno di competenze altamente specializzate sembrano essere la soluzione più ricercata e offrono un mercato dalle grandi attese.

Anche da Parma, luogo di recente appuntamento delle migliori tecnologie per l’automazione e il 4.0, è arrivato un robot in grado di fermarsi mentre lavora per evitare di mettere a rischio il “collega umano” che si sta avvicinando: un robot avanzato.

La collaborazione, vera e reale, è dunque la nuova frontiera fianco a fianco tra uomo e robot resa possibile da un sistema di visione 3D, sviluppato da un’azienda tedesca che permette di proteggere le postazioni di lavoro condivise tra cobot (i robot collaborativi) e operatori.

Il cosiddetto “SafetyEye”, riconosce la presenza di persone nello spazio d’azione del robot e permette di rallentare o anche arrestare i movimenti evitando di arrecare eventuali danni all’operatore.

I robot possono infatti funzionare molto velocemente e talvolta portare utensili in grado di diventare pericolosi in una stretta interazione con l’uomo. Sempre di più si richiedono dunque elevati requisiti in termini di sicurezza. Un’applicazione di questo sistema è stata in in mostra a Sps Parma, con una demo messa a punto e mirata a dimostrare come sia possibile realizzare una fruttuosa collaborazione tra i ‘cobot’ e avanzato sistemi.

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