Ancora focus sulle competenze. Secondo una ricerca di GRS Ricerca e Strategia, le piccole e medie imprese del settore  meccanica sono soddisfatte per il prolungamento del piano nazionale 4.0 al 2020 (il 41,8%), ma quasi una su tre (31%) lo giudica ancora insufficiente e c’è chi ancora non lo conosce (18,4%).

Quasi un quinto delle imprese (18,6%), inoltre, non si sente preparato per la quarta rivoluzione industriale.

E’ il quadro a luci e ombre che emerge dalla ricerca sull’industria manifatturiera meccanica realizzata da Grs Ricerca e Strategia e presentata in occasione del Forum trasformazione digitale, promosso da Fabbrica per l’eccellenza.

Tra le misure del piano Calenda, iper e super ammortamento riscuotono il successo maggiore ma gli investimenti sono destinati soprattutto alla sicurezza informatica.

Un quarto delle pmi italiane del settore, sulle 253 intervistate tra gennaio e febbraio 2018, considera “discreti” gli effetti del Piano, il 24% ne dà una valutazione positiva e il 17,7% ritiene che la situazione sia migliorata sul fronte della trasformazione digitale.

Per il 15,2% degli intervistati, invece, si tratta di un piano “confuso e non rispondente alle esigenze delle Pmi”. I principali fattori che rallentano la digitalizzazione sono l’incertezza del rapporto tra investimenti e benefici, la mancanza di competenze interne e anche gli investimenti troppo alti.

Eppure dopo la cyber security, gli investimenti si concentrano non sulle competenze soprattutto sulla connettività (53%), mentre, diminuiscono quando si tratta di Internet of Things su cui investe il 26,8% delle imprese, robotica collaborativa, big data e realtà aumentata.

Stesso trend sul livello di conoscenza delle diverse tecnologie. Nella maggioranza delle pmi l’imprenditore è la figura che gestisce il processo di innovazione digitale, solo il 10,9% ha un Chief innovation officer e appena lo 0,6% un Chief Digital Officer.

(Fonte: Ansa)

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