Sensore CPS resta un nome quasi sconosciuto mentre quello dell’intelligenza artificiale è un tema che certamente continua a suscitare l’interesse e la curiosità non solo degli addetti ai lavori ma anche del grande pubblico.

Forse per questo motivo quando pensiamo al 4.0 pensiamo subito all’intelligenza artificiale vale a dire a robot che autonomamente siano in grado di eseguire interazioni collaborative con l’uomo. La realtà è leggermente diversa. Ciò che muove l’industria 4.0 sono in realtà i dati e la loro presenza in un luogo chiamato cloud, una nuvola, che li rende disponibili lungo la catena produttiva praticamente in qualsiasi momento e a più soggetti. Il dato quindi, i dati, sono il vero motore o meglio il vero carburante del motore.

Come vengono raccolti, o come vengono estratti, è poi il vero punto interessante. I dati vengono raccolti da sensori che li “intercettano” nel corso dell’attività “produttiva”. Sono quindi i sensori il tramite di raccolta davvero interessante e la modalità con cui i sensori trasmettono e rendono disponibili i dati.

Una di queste modalità è sensore CPS. Ovvero un elemento software inserito e in grado di interagire in modo continuo con lo stesso sistema fisico in cui opera. Un CPS è un “sistema” in cui si richiede che gli oggetti fisici siano affiancati dalla loro rappresentazione digitale e integrati con elementi dotati di capacità di calcolo, memorizzazione e comunicazione. In un simile ambiente in altre parole sono i sensori stessi a essere dotati di funzionalità “intelligenti”: capacità di acquisire e processare localmente le informazioni e comunicare con gli altri soggetti i “controllori” e gli “attuatori” della rete cui appartengono.

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